Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XX - n.85 - Ottobre - dicembre 2025
RITRATTI E AUTORITRATTI 

Il SODOMA, un grande pittore del Rinascimento maturo

di Bruna Condoleo



Chiostro dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore (SI)
Nell’età del Rinascimento fu eccezionale la fioritura di tutte le arti e vissero geni talmente ineguagliabili che misero spesso in ombra altrettanti artisti validissimi, poco esaltati dalla storiografia che fece seguito a un’ epoca unica quanto straordinaria; tra questi c'è un pittorea nato a Vercelli nel 1477, Antonio Buzzi detto il Sodoma, che trascorse la giovinezza a Milano formandosi sugli esempi stilistici leonardeschi. Figlio di un calzolaio, all’età di 24 anni si trasferì a Siena, dove fu affascinato dalla potenza degli affreschi di Luca Signorelli e dalla dolcezza dell’arte di Pietro Perugino, da cui gli derivò una visione colta e raffinata della pittura, unita al desiderio di indagare nei sentimenti umani. La sua prima importante prova furono gli affreschi eseguiti tra il 1505 e il 1508 nel Chostro dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, in provincia di Siena, un monastero benedettino circondato dalla quiete dei boschi e dalle crete senesi, fondato sette secoli fa da san Bernardo Tolomei, un nobile senese. Negli affreschi che decorano le pareti laterali dell’intero Chiostro il Sodoma racconta tutte le storie relative alla vita del Santo fondatore e ha modo di esprimere una valida perizia prospettica e compositiva, nonché un singolare gusto aneddotico, accompagnato da un’originale grazia formale.





Chostro, San Benedetto predice la distruzione di Montecassino, affresco, 1505/08




Chostro, San Benedetto ripara il capistero rotto, affresco, 1505/08




Chiostro, Cena dei Benedettini, affresco, 1505/08




Chiostro, La cacciata delle malefemmine, affresco, 1505/08


Lungo le pareti, infatti,  si sviluppano senza sosta le storie di San Benedetto come fosse un romanzo per immagini, pieno di vita e di movimento: tra storia, leggenda, realtà ed eventi soprannaturali, il racconto è ricco di personaggi, di luoghi diversi, di antiche architetture e di porticati, di episodi popolari e di miracoli. Apprezzato per questo ciclo pittorico negli ambienti ecclesiastici, nel 1508 è chiamato in Vaticano da papa Giulio II per la decorazione della Stanza della Segnatura, affrescata sulle pareti dal grande Raffaello Sanzio. Sodoma, cui viene commissionata la decorazione di parte della volta costituita da un’illusionistica partitura del soffitto con un’elaborata cornice architettonica che inquadra un oculo centrale, dimostra anche qui il suo talento e appare ritratto nell’affresco della “Scuola di Atene”, proprio accanto all’immagine del Divino Artista!
 Nella “Deposizione dalla croce”, conservata nella Pinacoteca di Siena e risalente al 1510/13, il Sodoma crea una scena grandiosa entro una spazialità complessa  e ricca di particolari paesaggistici, coniugata nei toni freddi dell’azzurro e del marrone, ad eccezione della purpurea veste di Maria.


Il Sodoma, Deposizione dalla croce, olio su tavola, 1510/13. Pinacoteca di Siena




Ecce Homo, olio su tavola, cm.60x46, 1510, Pinacoteca di Brera, Milano



La discesa del corpo di Gesù dalla croce avviene fra discepoli increduli, pie donne addolorate, la Vergine svenuta al suolo e guardie distratte: un dramma composto,  ordinato  ma emotivamente toccante. Il cammino stilistico dell’Artista prende ben presto una strada personale che si differenzia dal classicismo raffaellesco per spingersi verso un patetismo antesignano dell’incipiente Manierismo. Il San Sebastiano” del 1525, infatti, un olio su tavola conservato a Firenze in Palazzo Pitti, denuncia languore e sensualità nella bellaed eroica figura del Santo, elementi che caratterizzano il suo stile maturo, affiancato dalla capacità  di creare ampi e variegati sfondi naturalistici, come mostra lo senario retrostante al martirio. Dopo la parentesi romana, che lo vede attivo anche nella decorazione della Villa Farnesina assieme alle maestranze di Raffaello, il Sodoma si stabilisce a Siena, sua patria elettiva, dove ottiene importanti incarichi, come testimoniano le “Storie di Santa Caterina” nella chiesa di San Domenico (1526). 



San Sebastiano, olio su tela, 206x154, 1525, Palazzo Pitti, FI,




Pietà, olio su tavola, 1545/47 ?, Galleria Borghese Roma



Moltissime le opere che il Sodoma ci ha lasciato della lunga e stimolante attività, conservate nei più importanti musei d’Europa, oltre che in Gallerie e Musei italiani. Pittura prevalentemente sviluppatasi attorno a temi sacri la sua, in cui la figura del Cristo è forse l’immagine che lo ha attratto maggiormente, ad iniziare  dall’Ecce homo” di Brera del 1510, dal volto emaciato e dallo sguardo commosso e perso, per arrivare alla Pietà, di incerta datazione. L'intenso dramma espresso nell'opera, il forte chiaroscuro delle figure, i colori lividi, la cupa atmosfera e la natura spoglia dello sfondo fanno ritenere l'opera ascrivibile agli ultimi anni della vita, come l'ultimo Ecco homo del 1549, esposto al Metropolitan Museum of art di New York, dipinto l’anno della sua morte a Siena. Nell’olio Cristo ha un volto sofferente, afflitto  e umanamente bellissimo, posto tra uomini dalle facce torve o da visi inespressivi; i toni della tavolozza sono caldi e l’atmosfera è tesa e silente, come accade nel commovente Compianto di Cristo morto, dipinto 15 anni prima, conservato nel Museo Soumaya a Città del  Messico.




Pietà, cm.60x59, olio su tela, 1540/49, Metropolitan Museum New York




Autoritratto del Sodoma, particolare dell'affresco del Chiostro:" San Benedetto ripara il capistero rotto", 1505/08

Una curiosità: sappaiamo che spesso gli artisti sono stati ricordati con un soprannome che ne individuava le caratteristiche estetiche o caratteriali, oltre che la provenienza. A leggere le "Vite" del Vasari si apprende che probabilmente il soprannome Sodoma potesse provenire da una sua esuberanza sessuale, mentre altri storici ritengono l'appellativo derivato da una locuzione riferita a un suo intercalare al fine di incitare a far presto, ovvero “andiamo” che in dialetto piemontese si dice “su, ‘ndoma”! Un autoritratto giovanile, dall’espressione un po’ misteriosa e dall’abbigliamento elegante, che si può ammirare in uno dei suoi affreschi del Chiostro di Monte Oliveto Maggiore e che ci restituisce un aspetto del suo carattere gioviale e scanzonato.  



Bruna Condoleo, storica dell'arte e del costume, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright