Nata nella prima metà del 1800 la fotografia ha vissuto durante i primi decenni una storia singolare, spesso tormentata e con vicende alterne, dal momento che molti artisti si dimostrarono disinteressati alla nuova invenzione ritenendola tecnicamente utile a rappresentare la realtà, ma relegandola ai margini della storia delle arti visive. Tuttavia fra gli estimatori della fotografia voglio ricordare Edgar Degas, uno dei primi pittori a utilizzarla in pittura, non solo per realizzare realisticamente le immagini dei cavalli in movimento, risolvendo finalmente la vexata quaestio del fisiologico articolarsi delle zampe, un vero tormento per tutti gli artisti dal Rinascimento in poi, ma anche per l'apporto innovativo dato dalla fotografia all'innovativo taglio prospettico che Degas proporrà nei suoi dipinti.
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Gabriel Rifilato, "Confessione illuminata con lanterna" dal 'San Sebastiano curato da Irene', tela di Georges De LaTour (1630, dipinto a lato). PH: Ca' Art Publishing
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Georges De La Tour
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Nel desiderio di assegnare alla produzione fotografica un'autorevolezza simile alle arti maggiori alcuni fotografi europei, primo fra tutti il pittore svedese Oscar Gustave Reylander, crearono dei tableaux vivants, ovvero foto di capolavori d'arte ricomposti dal vivo. In realtà bisognava evitare l'errore, che oggi pare ovvio, di credere che l'arte autentica s'indentificasse soltanto con la pittura e con la scultura, non comprendendo che la fotografia avrebbe potuto accedere alla dignità di arte solo quando avesse conquistato la piena autonomia formale, estetica e tecnica.
Ciò è avvenuto nel corso del '900 sia grazie a fotografi talentuosi, sia a personalità del mondo della cultura.
Molto importante per l'affermazione della fotografia fu l'apporto di Camera Work nei primi 15 anni del '900, una rivista prestigiosa fondata dal fotografo pittorialista Alfred Stieglitz, anche grazie ai contatti artistici e all'apporto di scrittori e filosofi come Gertrude Stein, Oscar Wilde, Henry Bergson. Significativo è stato in seguito il ruolo della rivista Life che nel 1950 contava ben 40 milioni di lettori, dimostrando il grande interesse del pubblico per le conquiste della fotografia in campo squisitamente artistico. Non bisogna dimenticare infine l'interesse dimostrato dalle Avanguardie storiche: artisti cubisti, dadaisti e surrealisti hanno spesso incluso la fotografia nelle loro opere, anche se il vero punto di congiunzione tra pittura e fotografia fu Andy Warhol con Orange Car Crash (1964), un'opera pop costituita proprio da una sequenza di foto!
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Jean-Léon Gérome
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Gabriel Rifilato, "Il mercato degli schiavi nell'antica Roma" (2019), liberamente ispirato al dipinto omonimo di Jean-Léon Gérome (1884) © PH: Ca' Art Publishing
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Unendo la performance dal vivo con la staticità dell'arte il tableau vivant esige diverse competenze: regia, scenografia, utilizzo della luce, conoscenza della storia dell'arte e del costume, il tutto unificato in una composizione rigorosa che la macchina fotografica consegna al futuro liberandola dall'effimero.
Gabriel Rifilato, fotografo d'arte, regista e autore di saggi critici sul cinema, giornalista e fondatore nel 2005 di Image Factory di Ca' Art Studio, una scuola di fotografia creativa, direttore della rivista d'arte Roman Walks, da 15 anni crea taleaux vivants rielaborati originalmente da capolavori di pittura, da foto celebri e da scene tratte da film d'autore. Memorie personali, la polivalenza semantica del mito, la storia dell'arte, spesso interpretata in bilico tra sacro e profano, sono stimoli diversi che convergono nei tableaux di Gabriel Rifilato, il quale, coadiuvato da un immaginario seducente, a volte ludico o irriverente, spesso enigmatico e metaforico, ripropone l'opera d'arte avvalendosi di un sapiente dominio dell'espressione decorativa e della composizione scenica. Nella mostra "Viaggio metaforico (e irriverente) nella storia dell'arte", curata dalla sottoscritta, che si sta svolgendo a Roma presso l'Albergo Etico, sono esposti al pubblico 20 tableaux vivants da lui realizzati, frutto di un'operazione complessa che richiede capacità organizzativa, gusto scenografico e studio del particolare oltre a una confermata perizia fotografica.
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Gabriel Rifilato, "Il bel tempo andato" 2015, liberamente ispirato all'omonima tela di John Melhuish Strudwick (1907)© PH: Ca' Art Publishing |
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John Melhuish Strudwick
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L'idea, come già accennato, nasce dalla scelta di un dipinto, di un'opera fotografica oppure ispirata a un celebre film: la scena viene ricreata con attori e figuranti e rielaborata attraverso trasposizioni simboliche o rinnovata nei contenuti. In alcuni dei tableaux vivants esposti accade, infatti, che i protagonisti di tele antiche, soprattutto seicentesche, subiscano attualizzazioni, a volte anche ironiche, oppure vere metamorfosi, quando il protagonista maschile diviene una fanciulla. Ciò accade in tre opere in mostra: "S. Sebastiano curato da Irene", una tela molto intensa dal luminismo caravaggesco, rielaborata da un'opera di Georges De La Tour; "S. Gerolamo scrivente", un tableau dalla spiccata sensualità e l'affascinante "Narciso", ambedue capolavori di Caravaggio, uno degli artisti preferiti dal Fotografo. Gabriel plasma il mito di Narciso in maniera inaspettata, rendendo il risultato artistico perturbante: egli lo rappresenta nel tableau come una giovane, anche lei accanto a uno specchio d'acqua in cui tuttavia non si riflette la propria immagine, come racconta invece il noto mito riguardante il bel Narciso. Il significato appare enigmatico e ognuno potrà trovare una personale spiegazione alla singolare metamorfosi del soggetto pittorico; io ho immaginato che Gabriel abbia scelto di immortalare nel tableau non Narciso, bensì la ninfa Eco, anche lei figura essenziale del mito greco, la quale s'innamora perdutamente, ma invano, del bellissimo fanciullo.
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"Méditation": foto di René Le Bègue ©
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Gabriel Rifilato. Meditazione, 2014, liberamente ispirato alla foto "Méditation" di René Le Bègue (1900) © PH: Ca' Art Publishing |
Eco, che si consumerà d'amore riducendosi soltanto a una "voce", è in perfetta simmetria letteraria con Narciso: lui ama soltanto se stesso, la ninfa ama talmente l'altro da sé da annientarsi e per motivazioni uguali e opposte entrambi rivelano la loro incapacità di relazionarsi con l'altro! In questo interessante tableau vivant si avverte il fascino dell'ambiguità e del mistero che nella storia dei capolavori d'arte ha rappresentato sempre un elemento d'attrazione da parte dell'osservatore assieme a un desiderio d'indagine più profonda, non soltanto del pensiero dell'artista ma soprattutto del proprio inconscio: pensiamo alla Monna Lisa o alle tele di Giorgione, per restare nell'ambito dell'Arte italiana! Del resto guardare non è mai un atto neutro, ma un esercizio continuo di introspezione e di consapevolezza.
Alcuni dei tableaux esposti rielaborano dipinti di artisti preraffaelliti inglesi, come "Il bel tempo andato" di J. Melhuish Strudwick, opera incantevole e ricomposta con sapienza espressiva; altri tableaux ripropongono famose tele del Neoclassicismo francese, come "Il mercato degli schiavi nell'antica Roma" (2019) di Jean-Léon Gérome, foto ricca di tensione emotiva, oppure rielaborano immagini di fotografi internazionali, come il tableau scelto per la locandina della mostra, ispirato a uno scatto iconico di fine '800 del giapponese Kusakabe Kimbei.
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Gabriel Rifilato, "L'immagine riflessa"(2013), liberamente ispirato al Narciso di Caravaggio (1597) PH: Ca' Art Publishing |
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Narciso, Michelangelo Merisi da Caravaggio
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Il "Cenacolo" di Leonardo, a mio avviso una delle foto più suggestive della mostra, è un'opera rivisitata innumerevoli volte nella storia dell'arte e reinterpretata anche in modo dissacratorio da artisti e fotografi nel '900, divenendo da icona religiosa a immagine laica. Gabriel Rifilato, in un riguardoso dialogo tra passato e futuro, attualizza la scena, ma senza allontanarsi dal suo fascino ineffabile ha inteso ricreare visivamente l'effetto dello sfumato leonardesco, eccezionale invenzione pittorica del Genio e riprodurre con una rara capacità introspettiva i diversi stati d'animo dei protagonisti.
In conclusione la mostra dei tableaux vivants di Gabriel Rifilato propone ai visitatori un'esperienza unica che spazia dal mondo antico alla contemporaneità avvalendosi della fotografia, un campo di sperimentazione etica ed estetica in cui il Fotografo non è mai un operatore invisibile, ma un autore consapevole quanto creativo. Nelle foto di Gabriel Rifilato il simbolo convive senza contrasti con il concreto, il mistero con la realtà e il colore e la luce diventano atti di rivelazione. Le sue opere manifestano un respiro antico che trova nel presente una forma nuova e accattivante ove ognuno potrà intravedere un aspetto dell'esistenza, delle proprie emozioni o del proprio inconscio, sempre facendosi coinvolgere dal valore imperituro della Bellezza.
La mostra Viaggio metaforico (e irriverente) nella storia dell'arte. I tableaux vivants di Gabriel Rifilato, si svolge nella Capitale con il patrocinio del Comune di Roma, Assessorato alla Cultura e in collaborazione con Pro Etico Roma, Accademia Italiana, RGR Roscioli Hotel. Il catalogo della mostra, da me curato, costituisce parte centrale dell'edizione speciale della Rivista internazionale di fotografia creativa" Roman Walks Interview" , edita da Ca' Art Studio Image Factory. Il catalogo è reperibile a Roma, presso l'Albergo Etico dove si sta svolgendo l'esposizione fotografica che si concluderà alla fine di marzo 2026.
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Leonardo da Vinci, Il Cenacolo
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Gabriel Rifilato, "L'ultima cena" (2012), liberamente ispirato al Cenacolo di Leonardo i (1494) © PH: Ca' Art Publishing |
info:
Ca' Art Publishing SRL.s
caartstudio.roma@gmail.com
- www.romanwalks.org
bcondoleo0@gmail.com |
Bruna Condoleo, storica dell'arte e del costume, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte
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